QUELLI CHE HANNO L’Y FACTOR: MUSICISTI PER DAVVERO
di Stefano Pistolini

Grande show X Factor, e bravi i suoi debuttanti. Ma scriversi i propri pezzi e poi cantarli è tutta un’altra storia. Per esempio quella di Iosonouncane, Effe Punto e La Scapigliatura.

Venerdi-Repubblica

VENERDI’ DI REPUBBLICA DEL 4-12-2015

Non è questione di fare sermoni moralistici contro X Factor e su come abbia cambiato la musica in Italia. Lo show è rodato, lo spettacolo è assicurato e la musica… la musica è la migliore che si riesce a mettere assieme, quando il criterio dominante è scovare “qualcuno bravo” a cantare ovviamente. I pezzi sono quelli degli altri, perché come si fa a proporre un X Factor di debuttanti che suonano le canzoni che hanno scritto nelle loro camerette? Quindi il gioco è di proiettare talenti sempre più virginali – i 16enni spopolano – in un contesto spettacolare degno delle rockstars e stare a vedere l’effetto che fa. Sono bravi, s’impegnano, in certe occasioni commuovono. Fanno del loro meglio per assomigliare agli originali. Certo il risultato è assurdo, perché, finito lo show, scompaiono, quasi sempre si dissolvono: il sogno è finito, il disco d’esordio è impalpabile. Erano bravi a cantare, ma non sono artisti pronti a misurarsi con un album o un vero concerto. X Factorperò è un effetto, non una causa. Un prodotto dei tempi che cambiano. Ha fatto di Sanremo un carrozzone anacronistico. E rivela perché l’industria discografica sia morta: perché sono cambiati i consumi, i media, i luoghi. Ma ha una cosa, che lo tiene al guinzaglio: X Factor è solo tv. Fuori dal teleschermo ha la consistenza dello zucchero a velo.
Allora si può provare a capire se oggi, per diventare qualcuno nella musica italiana, sia indispensabile l’X Factor amministrato da una giuria. Se esistano alternative, fuori dalla logica tv. A patto di vincere la pigrizia, presto s’intuisce che c’è vita dopoX Factor. C’è un mondo musicale il cui fattore qualitativo chiameremo per comoditàY, con contiene artisti nuovissimi che incarnano l’antidoto a quelli sparati da X Factor nel grande vuoto. Gente che la musica se la scrive e se la canta. Ve ne presentiamo tre. Hanno il fattore Y: son musicisti veri del nuovo secolo…
Niccolò e Jacopo Bodini, due fratelli di Cremona, hanno inciso un album d’esordio dandosi il bel nome di La Scapigliatura, su etichetta Mesca, grande casa degli indipendenti anni 90. Col disco hanno vinto il premio per il miglior esordio al Tenco e hanno un suono che ricorda quello di veterani dell’ultima canzone italiana, come i Perturbazione e i Baustelle. Sono giovani, letterari, guardano romanticamente al pop, ma anche alle autoradio e agli ascolti nei pomeriggi uggiosi d’inverno. Citano Perec, Baudelaire, Berlinguer, poi di colpo rifanno L’antisociale di Guccini, in una versione reggae divertente, che tira una linea adorabile tra il presente che fu e il futuro che ci piacerebbe che fosse. La sensazione è che Jacopo e Niccolò siano ciò che annunciano: due scapigliati, due che provano a disturbare quello stesso sistema culturale nel quale sono cresciuti. E’ contagioso il gusto di libertà del loro disco, la sensazione che si stiano attrezzando per descriverci cosa voglia dire venir su adesso in Italia, dal momento che hanno scoperto che possono raccontarlo per canzonette. …