La Scapigliatura: una bella scoperta del Medimex 2015

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I due fratelli di Cremona sul palco della V edizione.

Sono passate tre settimane dal Medimex 2015 che mai come quest’anno è stato ricco di nomi interessanti e di belle iniziative: una vera ventata di innovazione nel mondo della musica. L’articolo di oggi è dedicato a una band scoperta proprio in uno degli showcase serali: La Scapigliatura.

Il loro motivetto “appassimento, che quando piove sei contento” è quello che mi sono portata dietro per giorni, a manifestazione conclusa. Un po’ cantautori un po’ indie e sicuramente molto melodici: i due fratelli Bodini hanno un modo fresco di fare poesia e hanno la possibilità di scrivere una bella pagina della musica italiana.

Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda a Nicolò Bodini.

– Il vostro sound è a metà tra il cantautorato e l’indie europeo. Una domanda sorge subito spontanea: quali le vostre influenze più significative?

A noi piace la musica contemporanea tanto quanto i grandi classici e i cantautori italiani, senza ombra di dubbio, rappresentano una delle meraviglie del nostro Paese, al pari dei grandi autori latini o medioevali o rinascimentali. Francesco Guccini è l’Ovidio dei nostri tempi per la sua abilità di rifiutare il “mos maiorum” della rigida tradizione musicale italiana mantenendo l’elegia della parola, mescolando realtà e finzione, tradizione e avanguardia senza perdere il consenso del pubblico. Piero Ciampi è più un Petronio, mentre Dalla è come Ariosto, Vecchioni un Alessandro Manzoni, De Gregori un Filippo Tommaso Marinetti. Siamo certi che verranno studiati a scuola anche fra mille anni. Poi, però, c’è la musica che evolve, da Brian Eno in poi stiamo assistendo ad una rivoluzione del modo di suonare. L’elettronica, i computer, le chitarre che non conosco assoli, la voce che entra in scena senza sovrapporsi agli altri strumenti sono alcuni dei nostri principi, facilmente riscontrabili nel suono dei Sigur Ros, dei Fuck Bottons, Arcade Fire, Alt-J, Elbow, the National, Kings of Convenience e così via, passando ovviamente per i Radiohead.

– Chi dei due ha avuto un effetto traino e ha coinvolto l’altro nell’idea di scrivere canzoni?

Siamo sempre stati uniti dall’obiettivo di fare un disco vero, al massimo delle nostre capacità. Cosi abbiamo intrapreso percorsi personali per crescere e maturare nuove idee, migliorarci e allargare gli orizzonti. Due anni fa ci siamo sentiti pronti e così è partita La Scapigliatura. Provini e fogli stracciati, pomeriggi a suonare e a stravolgere tutto fino a che siamo entrati studio e, grazie ai preziosi consigli di Lele Battista e Gaetano Cappa, abbiamo creato questo disco.

– Qual è la chiave di lettura dell’album?

Per capire questo album fino infondo bisogna ascoltarlo. Riascoltarlo e farlo ancora. Poi bisogna lasciare che i pensieri si leghino fra loro e ritrovino le stesse storie.