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Cito Dante e canto Dente”: la formula vincente di una nuova Scapigliatura.

C’era una volta…e vissero felici e contenti! Sì, perché questa favola ha uno sviluppo talmente fulmineo, e il lieto – lietissimo! – fine arriva così in fretta che quasi non si riesce a seguirne la trama. Ma è una storia bella e appassionante, e (anche) qui all’Isola abbiamo deciso di raccontarla, di ripercorrerne le tappe, con il desiderio di condividere questo successo.

E dunque, c’era una volta una coppia di fratelli di Cremona, Niccolò e Jacopo Bodini, un duo affiatato che da sempre scrive insieme e suona le proprie canzoni. Jacopo, musicista e filosofo, allieta i Francesi con intime chansons, mentre oltralpe consegue un dottorato in Filosofia. Niccolò, di poco più giovane, studia Giurisprudenza a Milano, e collabora con artisti e musicisti della scena milanese: ha diviso il palco con Morgan, Violante Placido, Lele Battista e vanta interventi al prestigioso festival de ‘La Milanesiana’. Insieme, i nostri protagonisti danno vita al progetto de La Scapigliatura, ampio e studiato, che si concretizza in un omonimo album composto da undici tracce. Non sappiamo se ci siano stati antagonisti in questa favola. Di certo però c’è stato un importante aiutante: Mescal, ottima etichetta discografica che da vent’anni regala al pubblico artisti tra i più interessanti della musica indipendente italiana.

Mescal per vocazione crede nella Scapigliatura, quindi perché non appoggiare questi «individui […] fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d’ingegno quasi sempre, più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi, pronti al bene quanto al male, inquieti, travagliati, turbolenti – i quali – e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, meritano di essere classificati come coloro che formano la Scapigliatura» (liberamente tratto da La Scapigliatura di Cletto Arrighi, 1862).
Con un post su Facebook l’etichetta lancia una sfida agli ascoltatori, e al mercato discografico: «Abbiamo deciso di inviarvi gratuitamente a casa il cd! Sì, il cd fisico, con la sua bellissima confezione. Pagando almeno la spedizione? No! Proprio gratis! Solo dopo averlo attentamente ascoltato giudicherete se e quanto vale la pena pagarlo». Un esperimento di marketing audace, un azzardo che solo chi è molto incosciente, o certo di avere qualcosa di prezioso per le mani, può permettersi di fare. E in questo caso la dea bendata, vedendoci molto meglio del previsto, premia gli audaci: in pochissimi giorni le richieste sono 1.200, e in soli due mesi vengono spediti più di 7.000 cd! Certo sarebbe curioso scoprire quanto ritorno ci sia stato da parte degli ascoltatori soddisfatti, ma questi sono forse ragionamenti che poco hanno a che fare con l’indole scapigliata.

Il video di Margherita (clicca qui), che accompagna il primo singolo della band uscito il 1 aprile – una data significativa per quello che se fosse uno scherzo sarebbe perfettamente riuscito – raccoglie 120.000 visualizzazioni in un mese. Può risultare forse tedioso insistere sui numeri, ma certamente danno la misura di quello che è stato definito il “fenomeno indie del 2015”. Lione fa da sfondo a un amore romantico, intenso ed istantaneo come solo le storie più romantiche sanno essere, che coinvolge i due musicisti e una giovane biondina, tra atmosfere bohemienne, riproposte in tutto il disco, e musica leggera. Già, perché Jacopo e Niccolò sembrano aver capito che per fare un buon disco di musica d’autore non è necessario essere “grigi e bigi”: si può essere leggeri senza essere superficiali, rivendicando il fascino indiscreto che il naïf continua a possedere. E l’ingenuità che volutamente pervade l’album lo rende un lavoro autentico e per nulla pretenzioso: in questo, anche, risiede la sua forza.

Nel coraggio di parlare di arte, società, politica, intrecciando i temi tra loro e veicolandoli riferendosi (quasi) sempre all’universo femminile.

Sì, perché le donne sono le protagoniste indiscusse di questo disco. Siano esse Le donne degli altri, che regalano verità al motto lacaniano “il desiderio è il desiderio dell’altro”; donne perdute, come quelle di Canzone banale o di Tenera è la notte, brano che immagina la vita dei protagonisti dell’omonimo romanzo di Fitzgerald dopo la fine del romanzo. La fine è invece il tema di Dall’altra parte di noi due, una fine che non sa de-finire e che lascia vive sensazioni che non passano. Sono dei quadri le canzoni de La Scapigliatura, delle inquadrature cinematografiche che hanno la forza di utilizzare la mente dell’ascoltatore come una tela, per imprimerci immagini, sensazioni, pensieri. Capita proprio così con Appassimento, la prima canzone dell’album: pare proprio di essere a bordo del camper su cui i due fratelli hanno scritto il brano, persi da qualche parte tra i fiordi norvegesi, pioggia fuori dal finestrino e quella “paradossale allegria dell’appassimento”.

Paesaggi reali, paesaggi mentali e paesaggi sonori si intrecciano nel disco, che dalla canzone d’autore passa per l’elettronica francese e le atmosfere del rock nord-europeo, testimonianze dell’ampio orizzonte, geografico e musicale, cui guardano i due scapigliati cremonesi. È coinvolgente la loro capacità di mischiare pop e cultura alta: “Cito Dante e canto Dente” sembra il manifesto della loro Scapigliatura. Nessuna difficoltà, nessun imbarazzo, a far rimare Edwige Fenech con George Perec, Jean Renoir con pornostar, Allan Poe con merlot come accade ne L’ultimo metrò, il brano che forse più di tutti richiama l’immagine di copertina del testo, un chiaro riferimento ai Dreamers di Bertolucci.

La trama avvincente ci ha forse distratto dal finale della favola che stiamo raccontando. Un lietissimo fine per questa favola moderna: la notizia che La Scapigliatura è il vincitore della targa Tenco 2015 per la migliore opera prima. Con una sorpresa: il Tenco di quest’anno, cui i nostri parteciperanno giovedì 22 ottobre, è intitolato al maestro Francesco Guccini / Fra la via Aurelia e il West: a lui è dedicata l’unica cover presente nel disco, un riarrangiamento dell’Antisociale, uscita nel 1967 e più che mai attuale nell’Italia di oggi. Un omaggio che Jacopo e Niccolò hanno voluto fare a quello che per loro è un imprescindibile riferimento artistico.

Resta solo, giunti a questo punto della storia, da scoprire se il lieto fine sarà reso ancor più vittorioso da un incredibile epilogo: riusciranno i due scapigliati a strappare ancora una canzone a Guccini, un duetto sul palcoscenico dell’Ariston dell’imminente Premio Tenco?