La Scapigliatura arriva a Torino, in valigia Guccini e Nanni Moretti

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Cletto Arrighi sarebbe orgoglioso di loro. I fratelli Niccolò (25 anni) e Jacopo Bodini (28) sono La Scapigliatura, band di Cremona che stasera suonerà per la prima volta a Torino, a El Barrio (ingresso gratuito). I due hanno vinto nel 2015 latarga Tenco a Sanremo come miglior opera prima, grazie al loro album (omonimo) d’esordio. Sul palco dell’Ariston, ci sono saliti solo in quell’occasione. Hanno infatti  rifiutato la proposta della loro etichetta, la Mescal, di partecipare  nella categoria Giovani. “Saremmo stati fuori contesto – spiega Niccolò, voce e chitarra della band – abbiamo deciso di portare avanti il nostro progetto senza la ribalta televisiva”. E così è stato. Le date non mancano, dato che La Scapigliatura è reduce da un centinaio di concerti nell’ultimo anno. Il tour nei club è agli sgoccioli (dopo la tappa torinese, l’ultima sarà il 20 maggio), ma in cantiere ce n’è un altro, estivo. Parallelamente, un secondo album in cantiere. Impegni non facili da conciliare con lo studio. Niccolò è iscritto a Giurisprudenza, Jacopo ha una borsa di dottorato in Filosofia all’Università di Lione. Qualcuno li ha accostati ai Baustelle, soprattutto per il modo di presentarsi sul palco. Loro si rifanno alla corrente artistica a cavallo tra Ottocento e Novecento: sono eleganti, i loro testi sono acuti, musicalmente forse non presentano niente di innovativo, ma poco importa. Quello che fanno, riescono a farlo bene e a renderlo credibile.

In Italia, vivere di musica è difficile. Voi ci riuscite?

“Sicuramente è complicato. Fortunatamente, le date non mancano. Quello che però guadagniamo in giro per l’Italia serve soprattutto a coprire le spese. A mio fratello Jacopo anche per fare su e giù da Lione”.

Avete deciso di non andare a Sanremo. Immagino che il vostro pensiero sui talent sia critico…

“Si tratta di contesti cui non sentiamo di appartenere, per adesso li vediamo lontani da noi. Un talent musicale ti mette sicuramente in vetrina, ma dopo un anno parte già una nuova edizione, con nuovi volti: sono pochi quelli che hanno sfondato, si tratta di eccezioni, gli altri vengono dimenticati e spesso non riescono a riemergere dall’oblio”.

Voi invece avete deciso di spingere sui social…

“La Scapigliatura è un progetto nato quasi all’improvviso, prima entrambi collaboravamo con altri artisti (tra cui Morgan e Violante Placido, ndr.). Una volta registrato il disco, insieme alla Mescal abbiamo deciso di proporlo in rete, gratuitamente, per un breve lasso di tempo. In due mesi ci sono arrivate 7 mila richieste, circa la metà delle persone ha scelto di pagare la sua copia.

Esperimento riuscito, quindi…

“Sì, decisamente, e lo vediamo ai nostri live. Quello è stato un modo di farci conoscere, senza chiedere nulla in cambio. Chi ha apprezzato il nostro disco, adesso viene a vederci anche dal vivo. Abbiamo creato una fan base”.

All’inizio avete coinvolto anche qualche artista per promuovere il vostro progetto…

“Bluvertigo, Arisa, Sinigallia i Perturbazione e tanti altri hanno appoggiato la nostra proposta: quella di scattarsi un selfie da spettinati, scapigliati, per poi condividerlo sui social. Ha contribuito a lanciare la presentazione del disco”.

Il vostro è un pop acustico, con venature elettroniche di cui però non abusate. Date più peso ai testi…

“C’è un lavoro autoriale a monte, è una nostra scelta. Musicalmente, preferiamo creare un ambiente sonoro che cresca in maniera esponenziale, nessuna nostra canzone parte subito forte. Credo che questa cosa sia piaciuta al Tenco. Diamo molto peso ai testi, abbiamo scelto di fare canzoni che non seguissero dei cliché di costruzione. Tant’è che la durata dei brani supera quella canonica prevista dalla radio, intorno ai tre minuti.

Nel vostro disco c’è anche una cover di Guccini, “L’Antisociale”. Perché?

“Io ho seguito decine di concerti di Guccini, è il mio cantautore preferito: è esploso a oltre 40 anni, prima faceva altro. Credo sia un modello di anticonformismo, ma anche di voglia di fare”.

Siete appassionati di cinema: cosa guardate?

“Il Neorealismo di Scola e Rossellini, poi Monicelli. Guardando all’estero, Wes Anderson e Woody Allen. Ma anche qui il mio personale riferimento è Nanni Moretti. Quando ho lavorato in Bompiani, pur di conoscerlo, avevo proposto la pubblicazione di un libro-intervista. Alla Bompiani piacque, a lui pure. Solo che mi telefonò per dirmi che, se avesse scritto un libro, avrebbe dovuto rispettare un precedente accordo con un altro editore. La cosa divertente è che mi chiamò personalmente, mi ringraziò, mi spiegò l’impossibilità e riagganciò: fu tanto strano quanto bello parlare con lui”.